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Venezia, 18 Maggio 2016

Crisi del vetro di Murano: Confindustria Venezia in audizione alla commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati

Murano è stata protagonista ieri a Roma di una Audizione presso la Commissione delle Attività Produttive della Camera dei Deputati. Tra gli invitati ad esprimere le proprie preoccupazioni sullo stato delle attività produttive dell’isola anche Confindustria Venezia Rovigo.

Molti i temi portati all’attenzione dei deputati: dal faticoso mantenimento delle produzioni in laguna alla concorrenza sleale, dai vincoli ambientali sempre più restrittivi al problema dei sovraccosti e degli sgravi Inps.

La fotografia presentata dall’Associazione degli industriali parte dai dati della Camera di Commercio, che ha rilevato come attualmente siano attive a Murano 263 imprese manifatturiere del vetro e dell’illuminazione: - quasi il 10% in meno rispetto al 2009 - di cui il 90% ha piccolissime dimensioni. Negli ultimi sei anni sono ben 125 le unità che hanno cessato e, allo stato attuale, 17 sono in procedura concorsuale.

In questa situazione, oltre alla crisi economica, si innesta la vicenda degli sgravi Inps: il recupero della quota capitale effettuato nel 2016 ha “pesato” per quasi 6 milioni di euro sulle imprese muranesi e altrettanti (se tutto dovesse andare per il meglio) dovranno essere corrisposti, a titolo di interessi, alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo.
Un onere che ha già inciso sulla stabilità di alcune tra le imprese di maggiori dimensioni (poiché quelle “coperte” dal de minimis non hanno dovuto restituire alcunché), ma che ci si può aspettare avrà ulteriori effetti con la seconda tranche del debito.

Tra le incognite che si addensano sul futuro dell’isola, vi è anche tutta la partita dei vincoli ambientali che facendosi via via più stretti esigono sempre più risorse. Su questo fronte le imprese si sono attivate già dal 2013 per trovare una soluzione al problema e hanno messo a punto un protocollo volontario di gestione degli impianti di abbattimento che prevede verifiche periodiche da parte di un ente terzo preposto a valutare il rispetto dei limiti di emissione e l’applicazione delle migliori tecnologie oggi disponibili sul mercato. Tecnologie che sono però molto costose.

«La crisi generale – dichiara Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia Rovigo - la concorrenza (specie quella sleale) e i sovraccosti di un contesto disagiato stanno portando a morire le imprese di Murano. Insieme ai referenti della sezione Vetro chiediamo che vi sia la dichiarazione di Area di crisi non complessa o la costruzione di una Zona Franca Urbana con interventi forti sul carico fiscale e sul sostegno agli investimenti per invertire la direzione della spirale che si è innescata recuperando lavoro ed occupazione. Se vogliamo invertire la rotta - ha proseguito il presidente - occorre intervenire subito avendo obiettivi certi, coerenti e sinergici e l’Europa è certamente uno degli attori con cui interloquire».

L’UE deve recepire che per salvare un patrimonio comune occorre uno sforzo sopra la norma. E’ necessario che il Governo Italiano – conclusa la vicenda del recupero degli sgravi e sempre che permanga un tessuto industriale – s’impegni con Bruxelles per stabilire un periodo di “adattamento” più lento ai vincoli e alla rincorsa alla produttività.

Il rischio, altrimenti, è quello di abbandonare una tradizione del made in Italy ed una icona identitaria che costituisce una delle attrattive del turismo della città lagunare. Senza questi interventi l’isola che il Doge aveva destinato alle fornaci affinché non stessero nella città, potrebbe perdere ogni attività manifatturiera; lo stesso destino che ha subito Burano dove – a dispetto della sua fama – non esiste più nessuna merlettaia ed i merletti che si vendono ai turisti sono fatti in Cina».

Su questo fronte, altrettanto cruciale è il ruolo che può avere il Piano Strategico Metropolitano. «All’isola – commenta Lucio De Majo, presidente della sezione Vetro di Confindustria Venezia - necessita un orizzonte temporale a medio termine per permetterle un adeguamento anche impiantistico con soluzioni consortili che inseguano l’abbassamento dei costi, la concentrazione degli impianti, l’impiego delle migliori tecniche (ad es. il riutilizzo dello scarto di vetro nel segno della migliore circular economy), la sperimentazione di nuove materie prime a basso impatto ambientale in sostituzione di quelle che, a breve, non saranno più reperibili sul mercato».