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Venezia, 14 Ottobre 2015

Confindustria Venezia ascoltata dalla delegazione UNESCO

Confindustria Venezia è stata ascoltata dalla delegazione UNESCO nel corso dell'incontro con alcune delle associazioni di categoria del territorio.

Riportiamo a seguire la sintesi dell'intervento di Antonello de Medici, membro del direttivo della Sezione Turismo di Confindustria Venezia.

Sintesi intervento Antonello De Medici

Charles Darwin ne “L’origine delle specie” (1859), espone un concetto che è alla base del pensiero scientifico moderno: tra uomo e natura non vi è conflitto, ma un processo di reciproca interazione ed adattamento. Venezia e la sua laguna sono ancor oggi l’emblema più evidente di questo processo. Oggi la questione principale è: come tramandare il patrimonio culturale ed ambientale che a nostra volta abbiamo ereditato?
La natura eccezionale di Venezia necessita di una legge speciale nazionale che abbia una visione di lungo periodo condivisa dalla Comunità Europea. Per sopravvivere e crescere abbiamo bisogno di giocare una competizione ad armi pari ed avere eguali opportunità.
Abbiamo bisogno di superare il “mito della memoria e il rito del turismo" ed per questo che chiediamo all’Europa che a Venezia sia riconosciuto lo status di Patrimonio dell’Umanità non solo per i luoghi, gli edifici, le opere ma anche per le persone e i cittadini che vivono e lavorano qui. Solo con il riconoscimento di questo Status di specialità saremo certi che l’identità, la conservazione delle tradizioni, le bellezze e le attività di Venezia potranno essere trasferite alle future generazioni.

L’Europa ha condannato il Governo Italiano a recuperare aiuti economici che – alla fine degli anni ’90 – erano stati concessi alle imprese veneziane in considerazione del differenziale di costo dell’operare in un contesto disagiato. Ora, molte imprese si trovano sul crinale della chiusura a causa di quella condanna e sembra che a nessuno importi se si perderanno posti di lavoro o ancor più se si perderanno conoscenze e competenze che costituiscono quel patrimonio immateriale che a parole si vuole proteggere. L’Europa del rigore finisce per far male a sé stessa incurante del principio che trattare diversamente situazioni eguali è iniquo, ma lo è altrettanto trattare egualmente situazioni diverse.

E’ ovvio che costruire un’economia sostenibile alla sopravvivenza di Venezia vuol dire prima di tutto riconoscere l’eccezionalità delle condizioni di mercato a cui siamo sottoposti. Le sue particolari caratteristiche ambientali, urbanistiche e strutturali, hanno pesanti ripercussioni sui costi sopportati dalle imprese che vi operano.
Alcuni esempi:
• +4,3% di costi di localizzazione (affitti, prezzi immobiliari);
• da + 2,5% a +5% di costi per la manodopera nelle costruzioni e ristrutturazioni;
• +5%gli oneri logistici (trasporti, magazzinaggio, movimentazione delle merci);
• +3% l’impatto dell’incertezza delle condizioni meteo (nebbia, acqua alta);
• +3% i sovraccosti per il trasporto di materiali;
• +4% per le ripercussioni (meteo e trasporti) sugli spostamenti e l’organizzazione del lavoro.

Lo Stato Italiano, la Regione Veneto e la nuova Città Metropolitana di Venezia potrebbero stabilire delle forme di sostegno all’economia lagunare rispettose della legislazione comunitaria, negoziando con l’Unione Europea una esenzione specifica per Venezia con deroga al divieto di aiuti all’investimento e al funzionamento per le imprese operanti in laguna e nei limiti stabiliti per ciascuna componente di costo. I sostegni dovrebbero andare a vantaggio di aziende operanti entro il perimetro lagunare privilegiando le produzioni manifatturiere tipiche e creando chiari strumenti di controllo per monitorarne la corretta applicazione.