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Venezia, 5 Luglio 2016

Confindustria Venezia Rovigo presenta i risultati del Best Place to work Venezia 2015

Nato in collaborazione con Great Place To Work®, questo progetto pilota - il primo in Italia a livello provinciale – testa la qualità dell’ambiente di lavoro del territorio veneziano.

Sempre più spesso le imprese si stanno facendo carico di alcune delle necessità che i lavoratori manifestano nella loro vita di tutti i giorni. Istanze a cui - fino a qualche tempo fa – rispondeva lo Stato, oggi hanno una risposta alternativa: il Welfare aziendale. Si tratta di l’insieme di beni e servizi forniti dall’azienda ai propri collaboratori, con l’obiettivo di aumentarne il benessere e di contribuire a rendere migliore il loro equilibrio tra lavoro e vita privata.

Esiste infatti una correlazione diretta tra il buon clima aziendale e i livelli di produttività di un’impresa.

L’integrazione fra strumenti «soft» di gestione del personale – relativi alla qualità del clima organizzativo – e strumenti «hard» – relativi all’offerta di benefit e welfare aziendale – costituisce oggi un fattore di competitività per le aziende, in grado di aumentarne l’efficienza e renderle maggiormente concorrenziali sui mercati internazionali.
Visto il lungo periodo di recessione economica trascorso, questo si sta inoltre dimostrando un efficacie metodo per migliorare le condizioni delle persone diminuendo, nel contempo, il costo del lavoro.

Data l’importanza del tema, Confindustria Venezia Rovigo - in collaborazione con Great Place to Work® (leader mondiale nell’analisi e nella valutazione di Best Workplaces) – nel 2015 aveva promosso un progetto pilota, che restituisce una prima valutazione della situazione delle aziende: 5 le aziende del territorio coinvolte, 1437 i questionari distribuiti, 982 risposte (pari al 68%).

I principali risultati
Molto positiva la percezione, da parte di dipendenti e collaboratori, nei confronti dell’atteggiamento di “imparzialità” con cui vengono trattate le persone dal punto di vista dell’origine etnica, dell’orientamento sessuale, della disabilità, delle pari opportunità e anche del valore dell’appartenenza all’azienda (orgoglio e sicurezza del posto di lavoro).

Più bassa, invece, la valutazione ottenuta dalle aziende rispetto agli strumenti di welfare che potrebbero essere adottati per venire incontro alle nuove esigenze: programmi culturali e ricreativi, servizi di supporto finanziario (tipo garanzie e contributo per mutui), supporto per l’assistenza sociale e familiare (dalle badanti ai nidi aziendali) e infine rispetto al reale ruolo del merito per la crescita professionale.

Dall’analisi dei commenti emerge che i punti di forza delle aziende del territorio sono principalmente: il senso di squadra tra colleghi; l’umanità e la disponibilità dei datori di lavoro; la regolarità nel pagamento degli stipendi; la competenza dei singoli responsabili tecnici; la dinamicità e l’orientamento all’innovazione dell’azienda e l’orgoglio per la qualità dei prodotti a cui si lavora.

Buoni margini di miglioramento vengono individuati relativamente a: la collaborazione tra reparti e tra sedi; la gestione dei carichi di lavoro, e quindi dei riconoscimenti e dei meriti; atteggiamento di responsabili di reparto «che fanno il buono e il cattivo tempo»; le opportunità di formazione e di aggiornamento; la disponibilità di una mensa o di buoni pasto.

Infine, tra i servizi di welfare più “desiderati” dai dipendenti, risultano ai primi posti: la flessibilità oraria, specie per chi ha famiglia; la possibilità di avere premi di produzione; le convenzioni con strutture mediche e il rafforzamento di servizi logistici per gli spostamenti come i parcheggi aziendali e le convenzioni per i pendolari.

«Stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale (la “fabbrica intelligente”) ed è giusto che anche le relazioni industriali compiano un passo in avanti. – ha commentato Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia Rovigo - La centralità della persona e la condivisione del valore, concorrono a rendere indispensabile inediti ed efficaci sistemi partecipativi, capaci di responsabilizzare e coinvolgere i collaboratori affinché contribuiscano al successo dell’impresa. Diverse sono le motivazioni alla base della diffusione del welfare aziendale: la volontà di riequilibrare il rapporto tra il salario, la tassazione e una maggiore offerta di servizi; il tentativo di migliorare il rapporto fra impresa e lavoratori, rafforzando la collaborazione e favorendo la fidelizzazione del capitale umano, che rimane il bene più prezioso per un’azienda».

«Nelle aziende veneziane che hanno partecipato al progetto – ha aggiunto Alessandro Zollo, AD Great Place to Work® Italia - si notano le stesse luci e ombre delle aziende italiane in generale. Un grande orgoglio delle persone per il proprio lavoro e per i prodotti venduti, il senso di squadra e la disponibilità dei colleghi, la capacità e la credibilità del management. C’è ancora da lavorare sul coordinamento delle persone, sulla meritocrazia e sul welfare. In quest’ultimo caso direi che il Governo sta dando l’opportunità anche fiscale di investire, sarebbe probabilmente il caso di approfittarne».