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Venezia, 23 Febbraio 2016

Confindustria Venezia tiene a battesimo Join Venice, il primo contratto di rete nel comparto engineering

Firmato oggi nella sede dell’Associazione l’atto di nascita della nuova realtà imprenditoriale formata da quattro aziende dell’area metropolitana

Dopo l’approvazione della nuova legge regionale sulle Reti d’Impresa, Confindustria Venezia ha avviato una serie di tavoli di lavoro, all’interno delle diverse sezioni, per dare impulso a questo nuovo modello imprenditoriale in grado di favorire l’integrazione e la competitività delle piccole imprese.
La sfida è stata raccolta anche dalla sezione del Terziario Avanzato che, attraverso incontri di approfondimento e analisi di business, ha favorito la nascita di Join Venice il primo Contratto di Rete di natura industriale (non semplicemente commerciale) che raggruppa in un unico soggetto legale quattro aziende del comparto engineering.
Il contratto è stato firmato oggi, alla presenza del notaio nella sede di Confindustria Venezia, da Michele Artusato (Area Engineering di San Donà), Massimo Furlan (AI Progetti di Mestre), Fabio Marabese (Seingim Global Service di Ceggia) e Gianpiero Toniato (T&T Servizi di Santa Maria di Sala).
Join Venice riunisce l’esperienza e il know-how di aziende – tutte certificate - tra loro complementari, andando a formare una filiera integrata di professionalità capaci di coprire le molteplici discipline afferenti alla progettazione: topografia, urbanistica, architettura, ingegneria strutturale e infrastrutturale, impiantistica, efficienza energetica e sostenibilità ambientale.
Join Venice conta 85 addetti diretti, oltre 100 fornitori indiretti, e una fatturato di 7 milioni di euro che già nel prossimo anno, grazie alle commesse sottoscritte, raggiungerà i 10 mln attestandosi su un +40% rispetto al 2015.
«Aggregarsi – commenta Massimo Furlan, Presidente Join Venice - è un’opportunità per uscire dal contesto nazionale e arrivare a lavorare, anche attraverso l’affiancamento ad imprese leader, sui mercati esteri che rappresentano ormai gli sbocchi più vitali che un’impresa di piccole e medie dimensioni da sola faticherebbe a raggiungere. Allo stesso tempo, fare massa critica condividendo progetti di ricerca, innovazioni tecnologiche e strategie di sviluppo offre più chance per partecipare ai bandi delle grandi opere, dove si concentrano i maggiori investimenti». «Tutto questo – prosegue Furlan – senza dimenticare i temi legati al nostro territorio come la riqualificazione di alcune aree strategiche, tra cui Porto Marghera».
«In una fase in cui il sapere ha assunto un ruolo fondamentale – dichiara Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia - fare rete permette di mettere a fattor comune specializzazioni e competenze laddove esse sono, valorizzandole. Il Contratto di Rete rappresenta uno strumento estremamente interessante per le nostre imprese che vogliono crescere nei mercati e nell’innovazione, in quanto consentono alle PMI di unire le forze, ma senza rinunciare alla propria identità. La Rete inoltre, fungendo da Main Contractor, fa in modo che il cliente abbia un interlocutore “unico” con vantaggi notevoli in termini di semplificazione procedurale ed amministrativa e anche sotto il punto di vista della responsabilità d’impresa. Questo è uno dei pochi modi di competere con i colossi dell’engineering».
«Siamo davvero orgogliosi di battezzare oggi la nascita di Join Venice – conclude Nicola Fort, presidente della sezione Terziario Avanzato di Confindustria Venezia - perché l’innovazione è spesso frutto di un processo collettivo e collaborativo. Stiamo attraversando la quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da conoscenze condivise ed economie circolari dove grande è l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Tutti questi fattori li troviamo nel contratto di Rete che è stato appena firmato. Il tavolo attorno al quale ci siamo a lungo confrontati, all’interno di Confindustria Venezia, ha visto oltre 42 realtà coinvolte tra aziende e studi di ingegneria. Siamo fiduciosi che l’avvio di Join Venice e le prospettive positive che già si profilano all’orizzonte, possono essere da esempio per altri colleghi imprenditori, convincendoli a fare quel salto “culturale” di integrazione e sinergia ormai indispensabile».