31 07/20

A giugno fatturati in calo del 24,5%. Le priorità delle aziende: accesso al credito, riduzione della pressione fiscale, rinvio scadenze al 2021

L’industria italiana chiede ulteriore sostegno da parte delle Istituzioni. Fra le priorità l’accesso al credito, la riduzione della pressione fiscale, il rinvio delle scadenze al 2021. A queste si aggiunge il prolungamento degli ammortizzatori sociali e di ulteriori misure che servono a rilanciare la domanda. È quanto emerge dall’esito della quarta edizione dell’indagine sull’impatto Covid-19 (in allegato)a cura del Centro Studi Confindustria e dell’Area Affari Internazionali di Confindustria.

In termini di fatturato, si è registrato un miglioramento rispetto all’indagine precedente, seppure il quadro rapportato al 2019 (e quindi a un periodo pre-Covid) resti negativo. La perdita media di giugno, rispetto allo stesso mese del 2019, è stata del -24,5% (da -48,4% di aprile), mentre in termini di ore lavorate del -17,6% (da -46,3%).

Notizie positive arrivano sul fronte delle aperture, in continuo aumento: l’85,2% delle imprese intervistate ha ripreso totalmente la propria attività (in maggio erano il 73,8%) mentre il 12,9% lo ha fatto solo in parte (da 20,3%). Le aziende ancora chiuse sono l’1,6% (da 5,9%).

I dipendenti inattivi si attestano al 17,7%, in diminuzione rispetto al 28,5% dell’indagine precedente. Il numero varia di regione in regione e di settore in settore, con un picco dell’87,7% per i servizi di alloggio e ristorazione. Un focus sulla manifattura rivela che i comparti più lenti nella ripartenza sono il tessile (19,5%) e la carta (23,9%).

Nel frattempo, l’utilizzo del telelavoro è diminuito, attestandosi al 19,2% dei dipendenti totali delle aziende intervistate (da 29,2%). In calo, sebbene rimanga elevato, anche il numero dei dipendenti, che potrebbe dover ricorrere ad ammortizzatori sociali. Il valore è passato dal 37,6% nel mese di maggio al 13,0% nel mese di luglio.


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