15 05/20

Centro Studi Confindustria: “Per l’Italia faticosa risalita dopo il crollo”

Il Pil italiano 2020 è in calo del 9,6%. Lo stima il Centro Studi Confindustria, che nella Congiuntura flash spiega: “Due fattori hanno accentuato la già profonda caduta del Prodotto Interno Lordo attesa per l’anno in corso (-9,6%, dal -6,0% previsto dal CSC il 31 marzo): il prolungamento della chiusura parziale dell’attività economica in Italia e un più forte calo della domanda, domestica ed estera, che frena anche l’attività delle imprese autorizzate a riaprire”.

“Nel 1° trimestre – riporta il CSC – il PIL ha subito un crollo oltre le attese (-4,7%). Nell’industria, che ha riaperto a inizio maggio, la produzione è calata del 28% a marzo ed è stimata in ulteriore caduta in aprile (-23%, indagine CSC); il PMI (Purchasing Managers’ Index) ha registrato un tonfo (31,1). Nei servizi, l’attività è più ridotta (PMI a 10,8) e la riapertura completa sarà a giugno”. Nel 2° trimestre quindi il CSC prevede un calo molto forte del PIL (-9,0%). Nel 3° e 4°, con il 100% di settori aperti, è atteso un parziale recupero, frenato da scorte accumulate e difficoltà di molte imprese, che proseguirà nel 2021 (+5,6%).

“L’incertezza sui tempi dell’effettiva fine dell’emergenza sanitaria, gli stock di invenduto e l’assenza di liquidità dovuta al crollo dei fatturati – prosegue il Centro Studi di Viale dell’Astronomia – rappresentano per molte imprese ostacoli che inibiscono, nel breve-medio periodo, le decisioni di investimento. Che saranno rinviate per quasi tutto il 2020”. Il CSC prevede dunque una caduta senza precedenti degli investimenti (-15,5%; -10,6% stimato a marzo), che verrà recuperata solo in parte nel 2021 (+9,1%), pesando sulla crescita futura.

Forte l’impatto di Covid-19 sui consumi, in gran parte congelati dalle misure anti-contagio a marzo e aprile. La riapertura graduale di attività commerciali e la maggiore libertà di movimento attenueranno la caduta, da maggio. Con un recupero nel 2° semestre, il calo nel 2020 sarà di -9,9% (seguito da +5,7% nel 2021).

“L’impatto della crisi sull’export è evidente nei dati doganali di marzo (-16,8%) e gli indicatori qualitativi puntano a un peggioramento nel 2° trimestre – aggiunge il CSC -. L’export di beni e servizi crollerà di oltre il 14% nel 2020, recuperando solo in parte nel 2021. La caduta è maggiore di quella del commercio mondiale, per la particolare debolezza di Europa e USA; la risalita sarà più robusta”. L’import, correlato all’export, riflette anche il forte calo di consumi e, soprattutto, investimenti.

“L’estensione eccezionale della CIG quest’anno permetterà un forte aggiustamento al ribasso delle ore lavorate e la salvaguardia di posti di lavoro – scrive il Centro Studi Confindustria -. L’occupazione in termini di ULA seguirà il PIL, con un -7,6% nel 2020 (e +3,5% nel 2021), ma terrà in termini di teste. Il tasso di disoccupazione crescerà meno che altrove, anche per l’aumento degli inattivi (+300mila a marzo, per la difficoltà di compiere azioni di ricerca). Ma faticherà a scendere nel 2021 (11,3%), quando la creazione di posti di lavoro sarà spiazzata dal riallungamento degli orari e più persone cercheranno un impiego”.

Si manifestano tendenze di deflazione e il deficit pubblico sale ai massimi. L’indebitamento nel 2020 è previsto salire all’11,1% del PIL (1,6% nel 2019), prevalentemente a causa delle misure adottate dal Governo per contrastare gli effetti negativi del Covid-19 (4,6 punti) e al crollo del PIL.

La ripartenza del credito alle imprese è cruciale. I prestiti alle imprese hanno ricominciato a crescere a marzo (+1,4% annuo, -1,2% a febbraio), con costo ai minimi (1,1%). Il CSC assume che le garanzie pubbliche aiutino a irrobustire il credito, pur con ritardo, in linea col fabbisogno di liquidità creatosi nelle imprese, evitando scenari peggiori. Contribuiscono i prestiti BCE a banche dell’Eurozona (+346 miliardi), a un tasso fino al -1,0%.

Nel frattempo, lo spread dell’Italia si è ampliato a quota 240, di 98 punti base sopra il minimo di febbraio (142). “Ciò avviene nonostante gli ampi acquisti BCE di titoli (già 153 miliardi all’8 maggio) – commenta il CSC -. Pesano la difficile situazione in Italia e le perduranti incertezze sulle policy in Europa. La Borsa italiana fino a maggio ha recuperato solo in parte (+16%), dopo la profonda caduta di marzo (-41%). Le quotazioni delle imprese, quindi, sono molto compresse, ma – conclude – con l’inizio della risalita dell’attività, nella seconda metà del 2020, pure l’indice azionario è atteso in ripresa”.

In allegato la Congiuntura Flash del CSC.


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