03 07/20

Csc: produzione industria -21,6%

Nel secondo trimestre “si accentua la caduta dell’attività”, con un calo del 21,6% della produzione industriale dopo il -8,4% registrato nei primi tre mesi dell’anno. Lo spiega il Centro Studi Confindustria nell’indagine rapida, che rileva a maggio e giugno un incremento dell’attività (+32,1% e +3,9% in termini congiunturali). Rispetto a un anno fa, tuttavia, la diminuzione risulta ancora particolarmente profonda (- 18,9% in giugno e -29,1% in maggio sui 12 mesi).

I dati dell’Indagine Rapida indicano, inoltre, una significativa differenza della performance per tipologia di impresa. Le aziende con un’elevata propensione all’export evidenziano un recupero più lento rispetto a quelle più orientate sul mercato interno. Tendenza spiegata, secondo il CSC, dalla diversa tempistica nella diffusione del virus nel resto del mondo. In particolare, la domanda di prodotti italiani si sarebbe interrotta, o notevolmente ridimensionata, nei partner commerciali che stanno attraversando la fase acuta della pandemia (USA e Sud America in testa). Per quanto riguarda la domanda interna, il recupero dovuto alla riapertura delle attività è soffocato da un’estrema incertezza sui tempi di uscita dalla crisi sanitaria in Italia.

Gli operatori economici dimostrano, infatti, un atteggiamento prudenziale nella gestione dei bilanci, che continua a frenare consumi e investimenti. A gonfiare il risparmio precauzionale delle famiglie si aggiungono anche le preoccupazioni sulle prospettive del mercato del lavoro, in forte peggioramento negli ultimi mesi. Per quanto riguarda le imprese, il tasso di investimento è sceso al 20,9% (da 21,3% nel quarto trimestre 2019).

La fiducia, fattore determinante per la ripartenza, è di 33 punti più bassa rispetto a gennaio (-47,4 nei servizi di mercato) tra le imprese. Il dato, seppure in graduale miglioramento, evidenzia un generale pessimismo. “In assenza di un miglioramento delle condizioni interne e internazionali che alimentano tale fiducia – conclude il CSC –, l’efficacia delle politiche di sostegno alla domanda rischia di essere molto limitata e di aumentare ulteriormente il risparmio, vanificando in parte gli sforzi fatti finora”.