28 02/20

Industria, Brexit e dazi frenano fusioni e acquisizioni

Nel corso del 2019 ci sono state 90 operazioni straordinarie a Nord Est, in leggero calo rispetto all’anno precedente quando erano state 104, ma in linea con l’andamento nazionale. Si fanno sentire gli effetti di Brexit e allarme dazi. Come spiega il report di EY pubblicato sul rapporto Nordest in edicola con Il Sole 24 Ore venerdì scorso, fusioni e acquisizioni hanno interessato 66 società basate in Veneto, 17 in Friuli Venezia Giulia e 7 in Trentino Alto Adige, con 59 acquirenti di altre aree di Italia e 31 acquirenti esteri.

Le dimensioni aziendali tipicamente contenute in queste regioni, spiega il report di EY, trovano spesso nelle operazioni straordinarie «una opportunità di consolidamento in un contesto globale sempre più competivo, ma anche una via per assicurare la continuità davanti a un passaggio generazionale». La maggioranza di operazioni (56 su 90) ha avuto come protagonista un investitore strategico perlopiù italiano e questo garantisce di mantenere la propria identità sul territorio. Fra gli acquirenti esteri, il Paese più attivo risulta essere la Francia, con 9 acquisizioni principalmente da parte di istituzioni finanziarie. Ma c’è anche un Nord Est che acquisisce: l’obiettivo sono state 25 società situate in altre regioni d’Italia, e 29 all’estero (dato in crescita rispetto alle 22 del 2018). Le acquisizioni sono state annunciate principalmente in Europa (17, di cui sette in Francia). La buona disponibilità di liquidità e i processi di consolidamento in atto – si legge nel report – possono far prevedere una continuazione delle attività di M&A, e questo nonostante i diffusi timori per un rallentamento dell’economia globale legato a differenti fattori di instabilità.

Il Rapporto Nord Est del Sole 24 Ore dedica anche un approfondimento all’osservatorio astronomico dell’Esa in orbita da dicembre, il cui cuore è padovano: Cheops è nato in collaborazione con la Svizzera, ma di fatto è stato pensato, proposto, disegnato e realizzato in gran parte in Italia.
Per la parte italiana, Cheops è il frutto della collaborazione di vari Osservatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, da Torino a Catania, con Padova che ha fatto la parte del coordinamento, costruzione e test, fino al passaggio a livello industriale. Dalla città dove Galileo aprì al mondo il Cosmo anche l’Università, con le sue capacità in campo spaziale ed astronomico, è arrivato un contributo importante. Accanto a Leonardo, coi laboratori di Firenze e la collaborazione di Thales Alenia Space e Media Lario di Lecco, ha lavorato su Cheops la Tomelleri di Villafranca, Verona. Venti persone, ingegneri o tecnici di notevole specializzazione, che collaborano con l’astronomia padovana e nazionale da almeno 30 anni.

Sempre in tema di industria e finanza, il Rapporto Nord Est del Sole 24 Ore punta i fari su Palladio. Dopo un riassetto azionario completato negli ultimi dodici mesi, Palladio holding, la finanziaria vicentina fondata da Roberto Meneguzzo – le cui azioni sono oggi detenute dal figlio Jacopo – si prepara a snellire la struttura societaria del gruppo e guarda a nuovi investimenti forte di mezzi propri nell’ordine dei 400 milioni. La società di partecipazioni indipendente, una storia lunga 40 anni nel corso dei quali ha investito prevalentemente in piccole e medie aziende italiane, ha varato nel corso del 2019 una importante riorganizzazione che coinvolge da un lato la governance del gruppo e dall’altro gli assetti di business in cui opera. L’intero riassetto è avvenuto parallelamente a un rafforzamento del socio di maggioranza, Sparta holding, che fa capo al socio fondatore Meneguzzo e Giorgio Drago entrato nel 1998.

Lo sviluppo locale passa anche dal riassetto dei fattori competitivi. Rovigo al rilancio con la logistica. Con l’arrivo del maxi centro di Amazon verranno creati 900 posti di lavoro a tempo indeterminato. L’intervento della multinazionale americana dell’ecommerce ha rilanciato il ruolo della provincia di Rovigo come piattaforma per logistica e investimenti industiali. Tant’è che ci sono altre realtà che stanno studiando insediamenti nella zona utilizzando aree adiacenti. Resta per ancora da sciogliere il nodo del vecchio progetto Ikea mai decollato.
Intanto Rovigo scommette anche sul turismo, con la valorizzazione del patrimonio archeologico e l’organizzazione di eventi culturali: in arrivo mostre su Dante, Chagall e Doisneau.

Intanto è allarme desertificazione e il Nord Est sperimenta strategie di rilancio. Sono cinque i comuni in Veneto e sei quelli in Friuli Venezia Giulia nei quali non c’è più nemmeno un esercizio commerciale. Un problema, perché se è vero che c’è una questione complessiva di tenuta del commercio nelle aree urbane, in aree periferiche o di montagna un negozio che chiude significa un netto peggioramento delle condizioni di vita, e un incentivo in più allo spopolamento. E ora Comuni e Regioni si muovono: a Bolzano una delibera approvata dall’esecutivo nel corso dell’ultima seduta dell’anno 2019 stabilisce che la Ripartizione economia può assegnare contributi sino a 15mila euro per l’apertura di nuovi negozi in località prive di queste strutture di vendita.