19 03/21

La pandemia accelera la trasformazione digitale delle imprese venete

In Veneto la pandemia ha accelerato la trasformazione digitale. È quanto emerge dalla seconda edizione della rilevazione Istat “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19”, condotta tra il 23 ottobre e il 16 novembre 2020 ed elaborata dall’Ufficio di Statistica Regione del Veneto.

Prima della pandemia, il 40,8% delle aziende utilizzava connessioni mediante fibra ottica e il 36,6% si avvaleva di connessione a internet in mobilità. A seguito dello stop mondiale, un ulteriore 11,5% di imprese ha investito nelle connessioni mediante fibra ottica. Un altro 10% ha invece introdotto o potenziato la connessione a internet in mobilità. Tali implementazioni hanno posto le basi per un incrementale sviluppo dei servizi digitali, rivolti in particolare alla comunicazione e alla commercializzazione dei prodotti.

L’analisi dell’Istat si è, quindi, concentrata sullo stato delle imprese e sul loro giro d’affari. Il 72,4% delle aziende interpellate ha dichiarato di essere in piena attività. Altre hanno affermato di essere parzialmente aperte (il 20,8%), chiuse solo momentaneamente (il 6%) o di non prevedere una riapertura (lo 0,8%). Quanto al fatturato, l’impatto della pandemia è stato sensibile: nel 44,1% dei casi si è ridotto tra il 10% e il 50%, nel 13,3% si è più che dimezzato, nel 10,6% è diminuito di meno del 10% e solo nel 30% non ha subito variazioni o è addirittura aumentato.

Significativi gli effetti della crisi anche sui piani di sviluppo, che risultano compromessi per oltre 3 imprese su 4. Le principali criticità riguardano le vendite sul mercato nazionale (40,4%), sull’export (14,2%), la necessità di liquidità (27,4%), l’incertezza nell’applicazione dei provvedimenti per l’emergenza (11,7%) e la pianificazione strategica (9,4%).

Per quanto riguarda il Veneto, lo studio dell’Istat ha interessato un campione di oltre 6mila aziende, rappresentative di quasi 103 mila unità, con 3 e più addetti, alle quali è ascrivibile circa l’80% degli occupati del settore privato regionale.