31 10/19

Reddito di cittadinanza e Quota 100: dai risparmi meno spinta su consumi e PIL

Reddito di cittadinanza e Quota 100. All’avvio del Reddito di Cittadinanza e di Quota 100, il Centro Studi Confindustria stimava un impatto sui consumi privati crescente nel tempo e pari rispettivamente a +0,8 e +0,6 per cento al 3° anno, assumendo che i fondi stanziati per le misure venissero tutti impegnati. L’ipotesi va rivista alla luce delle domande pervenute, ben inferiori alle attese. “All’inizio ottobre 2019 i nuclei beneficiari di Rdc erano 943mila. A fine anno potrebbero di poco superare il milione, contro i quasi 1,3 milioni, già da aprile, stimati nella relazione tecnica al provvedimento – riporta l’infografica del Centro Studi Confindustria -. A fine settembre l’INPS aveva ricevuto 185 mila domande per Quota 100, di cui il 51 per cento solo il primo mese, quando sono arrivate le richieste di coloro che già possedevano i requisiti a fine 2018. Si stima che a fine 2019 i beneficiari della misura non supereranno i 20 0mila, circa il 35 per cento in meno rispetto a quanto previsto. Se da un lato un utilizzo inferiore alle attese genera risparmi per lo Stato, dall’altro lato smorza l’impatto atteso su consumi e PIL, soprattutto, ma non solo, nel 2019”.

Focus sul mercato del lavoro italiano. Nella prima metà del 2019, con il PIL fermo, l’occupazione è cresciuta. A spiegare il fenomeno concorrono sia fattori economici (in primis l’evoluzione in atto della struttura produttiva italiana, con un peso crescente di attività terziarie) sia i recenti cambiamenti nella normativa in materia di lavoro. Lo attesta l’ultima nota del Centro Studi Confindustria, che riporta: “Il recente andamento del mercato del lavoro italiano deve essere letto alla luce delle restrizioni sui contratti a termine introdotte dal Decreto Dignità di luglio 2018. A queste restrizioni va ricondotta l’accelerazione delle trasformazioni di rapporti a tempo determinato in tempo indeterminato osservata nella seconda parte del 2018, che ha trainato la crescita della componente permanente dell’occupazione. Questo effetto, tuttavia, è necessariamente di breve durata, quindi è destinato a smorzarsi. Per ricostruire il puzzle degli effetti delle nuove regole analizziamo sia le opinioni delle imprese, come raccolte in un’apposita sezione dell’annuale indagine Confindustria sul Lavoro, sia i dati su stock e flussi occupazionali. Nel complesso le evidenze indicano che, al di là della ricomposizione osservata a favore del lavoro a tempo indeterminato, ci potrebbe essere una riduzione del volume dell’occupazione, se l’economia non riparte e se il calo delle assunzioni a tempo determinato non è controbilanciato da più attivazioni a tempo indeterminato”.